quelli…

quelli col freno a mano tirato
quelli che non vivono per non soffrire, non giocano per non perdere
non scalano montagne per non cadere
non si lanciano per non venir fraintesi
(e perdono l’occasione per fare un passo avanti)
quelli che ripetono i medesimi errori
che hanno distrutto tutto per poi riedificarlo a poco a poco e nell’esatto modo
hanno spianato km di sabbia per costruirci qualcosa
e non sanno ancora cosa
non sapranno mai cosa
quelli che non si accorgono che a volte il cambiamento e lì accanto, a un centimetro, basta crederci
ma loro non si voltano, hanno una sequenza di cose da fare e non possono esser deviati, quasi camminassero su binari
e così, indolentemente, continuano il loro percorso col paraocchi
quelli che ridono e non fanno, piangono e non fanno, bestemmiano e non fanno, si mordono le mani e non fanno
quelli che non sono io
quelli che a volte vorrei abbracciare forte, dir loro ‘domani andrà meglio’
ma domani non andrà nè meglio, nè peggio
domani andrà esattamente uguale.

c’è gente che mi rende incredibilmente triste
e mi rende ancor più triste l’impotenza, l’esatta percezione che io non possa fare nulla per loro
tranne starli ad ascoltare.
ammesso che il mio aiuto sia richiesto: forse devo farmi i cazzi miei.

‘lass’ii’fricà’ diceva sempre un mio amico calabrese, lasciali vivere, lasciali morire, lasciali resuscitare eppoi lasciali rivivere la medesima vita.

tuttigiùperterra

tuttigiùperterra

Mi era piaciuto dieci anni fa e mi è piaciuto anche stasera. Ero andato a vederlo perchè mi avevano detto che c’era la colonna sonora dei CCCP/C.S.I. (che appaiono in un cameo come …ehm… docenti universitari…) ed era girato a Torino, due validi motivi. Invece ce n’era un terzo: è un bel film. E un quarto: Mastandrea è proprio bravo (ma nessuno lo conosceva allora). Epoi il karaoke di ‘io sto bene’ chi l’aveva mai visto?
…nonstudiononlavorononguardolatvnonvadoalcinemanonfacciosport…

Beh, per oggi è tutto, ‘Mulholland Drive’ lo guarderò domani…

gaffes italiane….

auschwitz

CHIETI – "Il lavoro rende liberi", in tedesco "Arbeit macht frei". Era la frase scritta all’ingresso del campo di sterminio nazista di Auschwitz. E’ lo slogan scelto da Tommaso Coletti, presidente della Provincia di Chieti, per i depliant e le inserzioni pubblicitarie della Provincia che promuovono i Centri per l’impiego. Una decisione originale, che ha scatenato molte polemiche.

"Il lavoro rende liberi – scrive Coletti nella pubblicità – Non ricordo dove lessi questa frase ma fu una di quelle citazioni che ti fulminano all’istante perché raccontano un’immensa verità". Secondo il presidente, senatore della Margherita nella scorsa legislatura, il messaggio non è di cattivo gusto perché "le parole hanno un significato in senso assoluto e non in relazione a chi le adopera". (segue)

(articolo tratto da repubblica.it, foto da gndesign.it)

genova city bloggers

polini racing

La fredda cronaca:
"o hanno cambiato nome alla piazza o sono terribilmente in ritardo e avete già traslato altrove il belino."
Questa la prima frase al telefono.
Ovviamente nè l’una, nè l’altra cosa: avevo semplicemente ceffato il luogo.
Luogo "A":
Aperitivo. E fin qui tutto bene. I Genovesi sono tirchi, anche quando ti portano stuzzichini a vagonate: mettono solo uno spruzzo di vodka nei cocktails.
Cosicchè un secondo giro è inutile, si va in un luogo "B", qualche km distante, definito "pizzeria".
Mic Stoner(1), nel ripartire dal semaforo, chiude la traiettoria a Karl Tamada(2), il quale pinza troppo e finisce disarcionato dal suo destriero d’acciaio (belin, come sono poetico ndr.) forse anche gravato dalla ZiaC smadonnante a seguito.
Contemporaneamente Rex Gibernau(3) fa un km contromano fingendosi il "quindici barrato", non avendo recepito la nuova organizzazione dei sensi unici alla Foce.
Il luogo "B" è chiuso.
Si opta per un luogo "C", equidistante tra "A" e "B", ma le moto si lasciano in "B" e devo ancora capire il perchè… il piacevole e vellutato suolo della Foce sotto i miei sandali… non ci camminavo dal novantaquattro o giù di lì…
Ci si divide una pizza, nel tentativo di assimilare gli stuzzichini massicci di prima e si fanno molti discorsi impegnativi, che però li lascio alla ZiaC, brava nel discorrere di discorsi, io sono per la fredda crònaca….
Ad un certo punto Karl, nonostante il Dottor Costa lo avesse rimesso in sesto, ha un mancamento, ma si riprende repentinamente mentre i dipendenti iperzelanti del locale avevano già avvertito nell’ordine:
Croce Bianca, Croce Azzurra, Croce A Pois, Protezione Animali, e mentre l’elisoccorso già volteggiava sopra le nostre teste, producendo un sinistro "effetto G8"
Rientrata l’emergenza ci si consolava con una sigaretta seduti su enormi glandi in laterizio giallino eppoi con una granita pentagusto e un caffè shakerato senza anice (belin, senz’anice noooo…)
Anzi, la granita della ZiaC era una novità assoluta, il GustoNiente…
Tornati dopo un nuovo lunghissimo scarpinamento ai motocicli, Rex Gibernau tagliava per vendetta la strada a Mic Stoner, la quale, nonostante il casco appannato per gli sbadigli, rimaneva in sella.
Poi a scortare lo sfortunato centauro, al quale si era gonfiato un bicipite quasi come quello di Tyson, infine a  scortare la ZiaC, poi a letto insieme a Silvano.
ah, potremmo anche aggiungere un dettaglio tecnico: la moto di Karl, dopo la botta, andava "a uno" quindi, essendo bicilindrica, non andava un granchè

a Masone ci sono gli autoscontri: meditate, gente…..
Masone Calling, come cantavano i Clash…

(1) giovane e cazzuto pilota che va a manetta e fa cascare tutti.
(2) pilota che ce la mette sempre tutta ma non finisce mai una gara.
(3) anziano pilota che non ne fa mai una giusta.

mio_nonno

Scrivevo tempo fa, in un commento alla Zia Cassie sui caprioli "cacciati selettivamente":
"darei un braccio per riportare in vita quell’uomo"
Adesso si avvicina l’anniversario della sua dipartita, sono ormai 14 anni, e stamane, dopo tanti discorsi pseudogenerazionali e in attesa che asciughino le stuccature, dico la mia.
A volte è strano dover ammettere che ti ha insegnato a vivere uno che non sapeva vivere, uno che non è mai uscito da un ambito ristrettissimo e che considerava "normali" barbarie che oggi farebbero rabbrividire o "attenzioni" che oggi saprebbero di inutile tempo perso.
Qualcuno di noi cerca un guru che lo conduca nottetempo in territori consueti e sconosciuti dove ritrovarsi, in quanto da soli e senza una "superpila" ci si perde anche nel viottolo di casa, mentre all’epoca si facevano con nonchalance km di sentieri nel bosco, al buio, conoscendo le pietre, gli avvallamenti e le acclività con scientifica perfezione…
Cosìccome facilmente ci si perde nei meandri di se stessi, della propria mente, delle proprie sensazioni.
Mi viene una nostalgia bestiale del tempo in cui 1+1 faceva sempre e solo 2 e non 1,97 o 2,03 a seconda della forza d’animo, della necessità di adeguarsi o delle mille sconnessioni della strada da percorrere.
Dei giorni in cui ti alzavi con il sole in faccia e una sequenza di cose da fare e alla sera, stanco, ti coricavi col sorriso avendo completato il tutto ed essendoti ritagliato quel piccolo tuo spazio per guardarti intorno, per pensarti come realtà infinitamente piccola, ma unica, pensante, inserita e pulsante.
quindi utile.

Adesso: noi saremmo in grado di dire esattamente cosa serve per vivere e cosa è superfluo?

…tamara…

o, perlomeno, quella che se il suo nome di battesimo portasse una ‘erre’ in più, nessuno avrebbe da eccepire.
Ligurian Stone, 40 gradi all’ombra, io e Attila siamo in bicicletta. Giovane e fiero palestrato depilato ed iperabbronzato, vestito di maglia rossa con su scritto "audace corse" (sa tanto di una scuderia di F1 neofascista), facendo footing prende un avvallamento del terreno e si imbelina a terra, tra l’ilarità dei passanti. Rialzatosi esclama PORCA PUTTANA, più una serie di bestemmie in bergamasco stretto.
Attila ripete per circa un km la suddetta "parola del gatto".
Ad un certo punto incrociamo la sosia rivierasca di Avril Lavigne. Carnagione di chi viene sistematicamente schivata dai raggi solari fin dalla nascita, anfibi, vestitino corto nero con tette strizzate verso l’alto e manica lunga a volè, motivo ripetuto anche sulla gonnellina "vista-perizoma", probabilmente progettata dal sarto di Tarzan. Cinturone modello Far West.
Dodici chili di ferraglia varia, tra piercing, anelli, collanine con croci assortite e borchie.
_…oh che bel bimbo…_ fa, verso Attila Smadonnante
e io, facente veci: _ …ciao, mi chiamo Giulio…_
_…e io Tamara…_
_…belin, sai che l’avrei detto?_