quelli col freno a mano tirato
quelli che non vivono per non soffrire, non giocano per non perdere
non scalano montagne per non cadere
non si lanciano per non venir fraintesi
(e perdono l’occasione per fare un passo avanti)
quelli che ripetono i medesimi errori
che hanno distrutto tutto per poi riedificarlo a poco a poco e nell’esatto modo
hanno spianato km di sabbia per costruirci qualcosa
e non sanno ancora cosa
non sapranno mai cosa
quelli che non si accorgono che a volte il cambiamento e lì accanto, a un centimetro, basta crederci
ma loro non si voltano, hanno una sequenza di cose da fare e non possono esser deviati, quasi camminassero su binari
e così, indolentemente, continuano il loro percorso col paraocchi
quelli che ridono e non fanno, piangono e non fanno, bestemmiano e non fanno, si mordono le mani e non fanno
quelli che non sono io
quelli che a volte vorrei abbracciare forte, dir loro ‘domani andrà meglio’
ma domani non andrà nè meglio, nè peggio
domani andrà esattamente uguale.
c’è gente che mi rende incredibilmente triste
e mi rende ancor più triste l’impotenza, l’esatta percezione che io non possa fare nulla per loro
tranne starli ad ascoltare.
ammesso che il mio aiuto sia richiesto: forse devo farmi i cazzi miei.
‘lass’ii’fricà’ diceva sempre un mio amico calabrese, lasciali vivere, lasciali morire, lasciali resuscitare eppoi lasciali rivivere la medesima vita.



