– ciao, Pino, belin che faccia….
– eh, guarda, non mi dire un cazzo, non so neanche come faccio a reggermi in piedi, ad andare a lavorare. Ma devo farlo.
– beh, adesso almeno a lavorare puoi anche rotolartici….
(precisazione opportuna: anche gli sputi sul marciapiede sanno che l’ex moglie aveva una relazione da anni, come sono edotti che qualcuno gli ha messo a disposizione una stanzetta proprio sopra l’ufficio.)
– magra consolazione. Che io in tutti questi anni non ci ho fatto mai mancare niente a lei… l’ho sempre portata in palmo di mano, l’ho resa felice. Ci facevo sempre un sacco di regali, mi ricordavo delle ricorense. e invece, quella PUTANA….
– cazzo urli, dai…. ti capisco, ma guarda tutte quelle vecchiette che ti guardano: stai dando spettacolo! un uomo non dovrebbe mai farsi vedere così debole, sciatto e derelitto…. sembri un muschio, un lichene, una muffa: io non posso vederti così: facciamo una cosa: domani usciamo a pranzo, mi porto un paio di canne e andiamo a pescare sulla Diga, la sera saliamo da me e facciamo un po’ di pesce alla griglia.
– mi piacerebbe, sai… mi sento solo in mezzo alla gente…(Pino adora Finardi, n.d.r.)
– ad un patto, però: per tutto il giorno non voglio sentire parlare di lei. Se ti viene in mente ricacciala in gola. Qui occorre voltar pagina, non possiamo stare anni a farci azzannare il fallo dai ditteri.
– va bene, nan, ma io ce l’ho detto l’altra volta dall’avocato che se va nella nostra casa a rifarsi una vita con quell’anghèso là…io…io…ci spacco la testa a tutti e due, ci spacco…
– Pino, ricorda cosa diceva tua nonna: una donna non si picchia nemmeno con un fiore!!!
– a meno che non sia DI GHISA e ALTO DUE METRI……





