Quando Genova è sottozero siamo tutti del gatto, anche i gatti lo sono e li senti in giro cantare allegri “io sono mioooo” felici d’aver trovato se stessi, anche senza ricorrere a sedute zen…
Quando nevica a Genova gli spartineve sono poco utili. I 5 cm di neve al suolo, che ghiaccia all’istante, non li levi col vomere: rischieresti di divellere la miriade di tombini in rilievo che popolano da sempre le nostre viuzze, fiaccando le vertebre dei motociclisti. Allora il comune inietta in circolo le spargisale, col risultato che tutte le nostre auto e motorini assumono una colorazione bianco-grigiastra, le targhe non si leggono più e allora pure le centinaia di telecamere, photored et similia vengono spente perché non fanno più cassa e consumano inutilmente elettricità.
I tubi degli impianti idrici, qui da noi, non sono fatti di moderni materiali testati alle isole Svalbard, come a casa di Seren o di Sinfopink: sono di banalissimo ferro e passano talvolta all’esterno, come il mio che si spara 15 metri sulla parete nord del giardino, esposta alla simpatica tramontana, con raffiche a settanta all’ora…
Tra l’altro sono tubicini assai sottili, cosi si risparmiano due palanche sul materiale e anche sul costo della fornitura d’acqua, che da noi è cara come l’oro. Praticamente il “pisciuèlo” d’acqua che ti arriva in casa, che poi tu rinvigorisci con una robusta autoclave, ghiaccia all’istante e tu ti ritrovi ridotto ai bidoni.
E se sei a lavoro e hai spento la caldaia, il primo che arriverà a casa a tardo pomeriggio troverà tutte le tubazioni gelate, il bruciatore che singhiozza e il piezoelettrico (piezz’e’mmerd…) che non ne vuole sapere. Poi magari hai il contatore in uno sportellino esterno, si gela pure lui, tutto va in corto ed eccoti finalmente tornato all’età della pietra.
Che sballo, non vedevi l’ora eh… Ma come ce la siamo cavata più volte nei paesini abbandonati dell’entroterra, anche con mezzo metro di neve, ce la caveremo anche adesso! In cantina ho una vecchia stufetta a gas, di quelle a pannello catalitico che usava la nonna quando finiva il gasolio nella calderina condominiale. Però manca la bombola. Le bombole, che un tempo tutti usavano, oggi sono rarissime: devi andare in Valbisagno a prendertela, c’è la neve e l’omino fatica a venire fin sulla creuza con l’ape. E sapessi come pesa.. belin non c’eri più abituato a camallare bombole..
Già che ho estratto l’auto dal box, faccio un giro all’ikkea e compro dieci candele giganti, di quelle simili a grossi salami di Sant’Olcese. Poi passo da decastronz e compro due sacche di quelle che servono per spremere i vestiti e fargli tener poco posto in valigia. Riempite d’acqua sono un’ottima riserva idrica e hanno anche in fondo il pratico pisciuèlo per erogare il prezioso liquido.
La Vicina, ancora dotata di tutti i comfort, fa la spola portandoci pesanti bacinelle d’acqua, nonostante abbia un persistente dolore al tunnel carpale. Poi ci porta uno sformato caldo di patate con una sublime crosta di sesamo, mi dicono sia buonissimo ma sono raffreddato come un cane e non ci sento il gusto…
Ecco: adesso abbiamo la stanza principale riscaldata, è circa 25 mq e quindi c’è spazio per tutti noi più Silvano e la Gattina e ci sono 20 gradi, temperatura ideale; le candele donano un superbo effetto “unplugged”, possiamo navigare usando lo smartphone come modem, finché dura la batteria del portatile (e anche dello stronzphone) poi li portiamo dalla Vicina per ricaricarli. Abbiamo cibo e vino. Se uno deve far la cacca, si copre col plaid e va al cesso-freezer. Manca solo una cosa: la tv! Il ragazzo si annoia, quindi la tv la facciamo noi.
Io mi maschero da Pinguino di Adelia, Attila fa il Lamantino Polare e il Feldmaresciallo fa il Cormorano che ci dice cosa dobbiamo fare e ci organizza la giornata. La Vicina, invece, fa l’ammiraglio della nave rompighiaccio che ci viene a salvare.
Ma che bellezza!! voglio vivere tutta la vita così!!!
Post Scriptum: a Genova in questi infausti giorni si narra che almeno 40.000 famiglie siano rimaste senz’acqua. Detto così sembra poco. Ma se poniamo in essere una famiglia media di 4 elementi, ecco che magicamente giungiamo a 160mila individui, un quarto dell’intera popolazione della città. Sugli autobus riconoscevi coloro che erano da giorni privi del servizio idrico dall’afrore che emanava la loro ascella e dal tintinnio di tarzanelli proveniente dalle loro mutande. Ma non per me: sono raffreddato, non sento alcun odore e non salgo mai su un autobus…