detesto:

Chi parla, grida o declama puttanate durante un assolo di Gilmour.

Secondo me la gente dovrebbe raggiungere una coscienza sociale ed un equilibrio culturale tale da permettere loro di comprendere che durante un assolo di Gilmour non deve volare una fottutissima mosca.

Blaterare di insulse minchiate durante un brano di Marisa non è la stessa cosa. Lì si potrebbe anche organizzare una gara di rutti collettiva o un concerto percussionistico coi bidoni del kerosene…

Invece, mentre ascolto i Pink Floyd, pretendo assoluto e religioso silenzio.

pa que lo sepas!

mutande di ghisa part one

Siccome siamo nella terra del malaffare ed ogni personaggio si sente quasi obbligato a ruotarti a novanta, racconterò brevemente 4 episodi, allo scopo di diminuire il regime di rotazione dei miei maroni, che oggi hanno un comportamento simile al Suzuki Bandit 400 (che con quei 4 cilindretti grossi come bicchierini da liquore girava fino ai dodicimila…)

Verso la fine della scorsa estate una leggiadra fanciulla si palesa presso il domicilio del mio vecchio, proponendogli una vantaggiosissima offerta (!) di Nerkiatel, ond’egli possa finalmente abbandonare la Telestronz, dopo quarant’anni di onesta militanza. Intortato dalla solerte operatrice, il mio vecchio firma il contratto.

La sera stessa mia madre, inferocita, mi chiama e racconta l’accaduto. La informo che, siccome conosco Nerkiatel come la più famigerata ditta tiraculi sul globo terracqueo, occorre fare subito disdetta via raccomandata A/R. Siccome i miei vecchi non sanno come si fa, il giorno dopo salgo al paesello e mi occupo di tutto.

Trascorre un mese ed arriva la prima bolletta del nuovo fornitore, quasi doppia rispetto alle vecchie bollette Telestronz. Un dramma avvolge la leggiadra valle. Chiamiamo solertemente (ma con indicibile difficoltà) gli operatori del collsènter, i quali ci dicono:

1) l’offerta era sul traffico internazionale. il traffico locale si paga a prezzo pieno. Spiego che sul contratto il costo/offerta era chiaramente segnato sul traffico locale e che al massimo i miei genitori in tutta la loro vita hanno chiamato ad Alessandria, figuriamoci quanto gliene fotte di poter chiamare a 6 centesimi in Botswana. Loro mi dicono che, qualora esistessero davvero difformità, ciò sarebbe da imputare ad un piccolo errore dell’operatrice commerciale. E che comunque siamo stati oltre un mese a farci mangiare il belino dalle mosche e adesso non si può più fare nulla.

2) La disdetta è da intendersi entro il sesto giorno e la raccomandata è giunta nel settimo giorno. Quindi anche qui non si può più fare nulla. Spiego che per il recesso dei contratti conclusi al di fuori dei locali commerciali dell’azienda vige il Decreto Legislativo 206/05, che, agli articoli 45 e seguenti, impone i 10 gg lavorativi. Loro mi dicono che non è vero, che sono 6 i giorni per disdire e che comunque posso inviare via fax tutta la documentazione in mio possesso, la visioneranno e mi faranno sapere.

Passano alcuni mesi in cui telefono svariate volte al collsènter, ottenendo risposte vaghe del tipo “non abbiamo ancora processato i fax” et similia.

Ora, siccome c’è stata palese violazione di una legge dello stato e c’è pure stata mendacità altrettanto palese nel contratto, l’unico modo per venirne a capo sarebbe denunciarli.

Peccato ch’io non possa permettermelo.

 

Saluti e baci a tutti e state su che la vita è bbella…

up & down like bird’s skin

pensierini di Attila.

Come ogni anno i miei genitori mi hanno portato in Alto Anice, un posto molto bello per quelli che ci piace sciare, ma a me non piace sciare, dopo un po’ mi spacco i maroni ad andare su con la seggiovia e poi buttarmi giù con gli sci che vanno dove vogliono loro. Infatti mi porto sempre in tasca un Insetto Mutanda e ci gioco senza farmi vedere appena ho un minutino tutto per me. Fortuna che alla sera c’è la piscina e posso sguazzare come un caimano e generare il caos tra i bimbi tedeschi che non sanno la mia lingua, ma ci capiamo bene anche coi gesti. Poi magari qualcuno di loro è di Bolzano, che dev’essere vicino a Bolzaneto ma il papà dice che parlano il tedesco lo stesso.

Quando sono troppo stanco mi sale una fame bestia e la mamma, col suo fare marziale, mi accompagna alla baita e mentre lei si spara una tisana alle seicento erbe tirolesi, io mi ingozzo di buonissimi wurstel con patatine fritte, che poi tiro certi rutti da scuotere le travi a vista del soffitto.

In una di queste baite, sul macchinario che eroga quella frizzante e chiara bevanda per adulti, mi ha colpito un adesivo con una scritta che diceva circa così: “das ist nicht Alto Adige, das ist Sudtirol”. Siccome il Monaco conosce l’idioma germanico, allora gli ho chiesto di tradurre e così mi sono fatto l’idea che noi itagliani gli stiamo proprio sulle balle a questi altri itagliani che però sono tutti marcantonii biondi e parlano una lingua diversa.

E che magari hanno pure le loro ragioni. Anche loro magari gli girava il belino di vedere quello gnomo tutto denti e coi capelli disegnati come Big-Gim alla televisione e ora quel finto-zombie che però ha il coyote sotto l’ascella. Quindi magari volevano tornare sotto l’Austria e far parte di quella regione che ha il nome di quel sapone per lavarsi il pistolino, che ora non mi viene in mente come si chiama. Ma poi il Monaco, che conosce le genti germaniche, mi ha detto che non è vero che gli stiamo sulle balle, che gli siamo simpatici lo stesso anche se siamo un po’ aggabibbati.

Comunque il prossimo anno voterò per andare su alla Castagnola, sopra Ronco Scrivia, una settimana intera a venire giù a bomba col bob sotto il sedere, altro che schipass. Così mi sento più a casa e tutti hanno quel bell’accento da camalli che a me mi piace tantissimo!

amico, benvenuto alle primarie del burpsinistra!

Da ragazzo guardavo Happy Days ed ho sempre in mente la scena in cui il fiero Fonzarelli non riesce a dire “ho sbagliato”. Ho sb… ho sbw… ho sbwt… niente, non ci riesce. E nemmeno io riesco più a pronunciare la parola “centro”. So dire benissimo sinistra, posso dire, volendo, anche destra, se proprio ci tenete. E bon, morta lì.

Per questo ed altri motivi, in mezzo al vento bastardo dei due sottozero, stamane mi sono alzato e sono andato a votare per le primarie del burpsinistra. Il gazebo è al centro di una piazzetta spazzata dalla tramontana, a un tiro di cerbottana da casa mia. Giungo col certificato elettorale in mano e uno mi dice: -sei fuori sede. Ma se vi vedo dalla finestra, come è possibile?

Allora il gentile ometto mi spiega che hanno diviso il quartiere in due pezzi, dalla palazzata a monte della via è considerato O’Queen, da quella a mare in giù Badlake. E che io dovrei recarmi lì ma, siccome fa freddo eccetera, fanno votare i fuori sede anche presso il loro gazebo. Annibaleee… vieni qui, c’è un altro fuorisede. Costui prende i miei dati, mi fa firmare e mi dice se ho già lasciato l’obolo di due euro, io chiedo con massima gentilezza se dovevo, non essendo piddino, darli per forza quei due euro che mi servivano per fare la benza al motorino e loro perentori: no, vanno dati per forza, per l’organizzazione, gli sbattimenti eccetera. Allora leviamo il vocabolo “obolo” e chiamiamolo “tassa”, ma alla fine è solo un bisticcio formale e il lavoro di questa gente in condizioni climatiche siberiane possiamo rispettarlo. Quindi caccio il monetone e voto.

Esco e lì fuori trovo un tizio che sta fumando una paglia, con cui ho un rapido scambio di battute (sul PD che si mette in gioco e fa le primarie, sul PD che è da sempre vicino alla gente e pallevarie..), ometto per decenza le mie risposte. Poi me ne torno a casa, convinto di aver disperso un voto, nel tentativo di non vedermi amministrato dall’ennesimo candidato di nomenklatura piddì. Ma convinto altresì di aver fatto il mio dovere.

Poco fa accendo il pc e… sorpresa! E’ successo come a Milano con Pisapia e a Cagliari con Zedda (come avranno fatto a separare Zedda e Piras lo sanno solo loro…)

Candidate PD entrambe a casa! fatemici credere, che non ci credo ancora… magari poi non cambia una fava, ma è una piccola soddisfazione, in tempi oltremodo aridi.

Ora gli mando una mail a questo qui e mi faccio promettere che se viene eletto mi sistema il muraglione pericolante che prima o poi mi sventrerà casa. Non sciaquarsene il belino nel Bisagno come i suoi predecessori.

Burp!

 

le comuni anni settanta

Quando Genova è sottozero siamo tutti del gatto, anche i gatti lo sono e li senti in giro cantare allegri “io sono mioooo” felici d’aver trovato se stessi, anche senza ricorrere a sedute zen…

Quando nevica a Genova gli spartineve sono poco utili. I 5 cm di neve al suolo, che ghiaccia all’istante, non li levi col vomere: rischieresti di divellere la miriade di tombini in rilievo che popolano da sempre le nostre viuzze, fiaccando le vertebre dei motociclisti. Allora il comune inietta in circolo le spargisale, col risultato che tutte le nostre auto e motorini assumono una colorazione bianco-grigiastra, le targhe non si leggono più e allora pure le centinaia di telecamere, photored et similia vengono spente perché non fanno più cassa e consumano inutilmente elettricità.

I tubi degli impianti idrici, qui da noi, non sono fatti di moderni materiali testati alle isole Svalbard, come a casa di Seren o di Sinfopink: sono di banalissimo ferro e passano talvolta all’esterno, come il mio che si spara 15 metri sulla parete nord del giardino, esposta alla simpatica tramontana, con raffiche a settanta all’ora…

Tra l’altro sono tubicini assai sottili, cosi si risparmiano due palanche sul materiale e anche sul costo della fornitura d’acqua, che da noi è cara come l’oro. Praticamente il “pisciuèlo” d’acqua che ti arriva in casa, che poi tu rinvigorisci con una robusta autoclave, ghiaccia all’istante e tu ti ritrovi ridotto ai bidoni.

E se sei a lavoro e hai spento la caldaia, il primo che arriverà a casa a tardo pomeriggio troverà tutte le tubazioni gelate, il bruciatore che singhiozza e il piezoelettrico (piezz’e’mmerd…) che non ne vuole sapere. Poi magari hai il contatore in uno sportellino esterno, si gela pure lui, tutto va in corto ed eccoti finalmente tornato all’età della pietra.

Che sballo, non vedevi l’ora eh… Ma come ce la siamo cavata più volte nei paesini abbandonati dell’entroterra, anche con mezzo metro di neve, ce la caveremo anche adesso! In cantina ho una vecchia stufetta a gas, di quelle a pannello catalitico che usava la nonna quando finiva il gasolio nella calderina condominiale. Però manca la bombola. Le bombole, che un tempo tutti usavano, oggi sono rarissime: devi andare in Valbisagno a prendertela, c’è la neve e l’omino fatica a venire fin sulla creuza con l’ape. E sapessi come pesa.. belin non c’eri più abituato a camallare bombole..

Già che ho estratto l’auto dal box, faccio un giro all’ikkea e compro dieci candele giganti, di quelle simili a grossi salami di Sant’Olcese. Poi passo da decastronz e compro due sacche di quelle che servono per spremere i vestiti e fargli tener poco posto in valigia. Riempite d’acqua sono un’ottima riserva idrica e hanno anche in fondo il pratico pisciuèlo per erogare il prezioso liquido.

La Vicina, ancora dotata di tutti i comfort, fa la spola portandoci pesanti bacinelle d’acqua, nonostante abbia un persistente dolore al tunnel carpale. Poi ci porta uno sformato caldo di patate con una sublime crosta di sesamo, mi dicono sia buonissimo ma sono raffreddato come un cane e non ci sento il gusto…

Ecco: adesso abbiamo la stanza principale riscaldata, è circa 25 mq e quindi c’è spazio per tutti noi più Silvano e la Gattina e ci sono 20 gradi, temperatura ideale; le candele donano un superbo effetto “unplugged”, possiamo navigare usando lo smartphone come modem, finché dura la batteria del portatile (e anche dello stronzphone) poi li portiamo dalla Vicina per ricaricarli. Abbiamo cibo e vino. Se uno deve far la cacca, si copre col plaid e va al cesso-freezer. Manca solo una cosa: la tv! Il ragazzo si annoia, quindi la tv la facciamo noi.

Io mi maschero da Pinguino di Adelia, Attila fa il Lamantino Polare e il Feldmaresciallo fa il Cormorano che ci dice cosa dobbiamo fare e ci organizza la giornata. La Vicina, invece, fa l’ammiraglio della nave rompighiaccio che ci viene a salvare.

Ma che bellezza!! voglio vivere tutta la vita così!!!

Post Scriptum: a Genova in questi infausti giorni si narra che almeno 40.000 famiglie siano rimaste senz’acqua. Detto così sembra poco. Ma se poniamo in essere una famiglia media di 4 elementi, ecco che magicamente giungiamo a 160mila individui, un quarto dell’intera popolazione della città. Sugli autobus riconoscevi coloro che erano da giorni privi del servizio idrico dall’afrore che emanava la loro ascella e dal tintinnio di tarzanelli proveniente dalle loro mutande. Ma non per me: sono raffreddato, non sento alcun odore e non salgo mai su un autobus…

fare a motti, come da ragazzi

Che bello fare a motti di neve nel Mystery Garden innevato e finalmente depurato da giovani orde barbarche atte alla deglutizione di ceres, che sballo fotonico scendere giù col bob dalla creuza, abbomba come nelle piste da slittino, prendere una velocità siderale ed infine schiantarsi sul muraglione della stazione Principe, con l’ambu e la pula già ad attenderci (sulla destra noto un tizio con una cartelletta in mano che declama “belin, trentaduesimo ferito, nel 1956 eravamo arrivati a 51 dai che se contiunua cos’ battiamo tutti i rechi*)

Ma la neve non viene a natale, zio maiale? No, caro, quest’anno viene un mese dopo, poi ghiaccia, la Grande Pera si blocca, i fottuti piccioni pattinano come anoslitte, sarà un giuoco da ragazzi castigarli con la fionda… e le scuole sono chiuse. Aléééé mavviéni…. Poi si ghiacciano tutti i tubi, la caldaia va in blocco, l’omino della caldaia al telefono ti dice che non riesce ad uscire dal magazzino col Doblò e ci tocca accendere un fuoco al centro della sala coi legnetti recuperati in giardino… Alééé che figaaata… come nel 2005 quando vennero 30 cm di neve ma io non me li ricordo perchè avevo 5 mesi ed ero ancora attaccato alla Feldzinna….

Voglio la meereendaaa… dai suvvia smetti di smanettare sul PC, dai fammi i crostini col lardo e la spremuta d’arancia

Col lardo o barbera o niente, pa que lo sepas.

Allora vada per il barbera, dai sbrigati, babbo.

*rechi=plurale di record

MG

non

Non ho più nulla da dire.

Sai quando una frase balena nella testa come un ronzio.. mi sono appiattito, piatto, tabula rasa, quota zero. Gli avvenimenti concatenati, snocciolati in rapida sequenza, fiaccano. Anche se non arrivano mai, hanno una sorta di lunga risacca, sono poco più di indizi, preveggenze.

Sabbia, sabbia tra le dita, la bagno con la presunzione di tenerla, di conservarne una porzione soddisfacente, ma viene a piovere, mi alzo il cappuccio e lei scorre via. E si secca, si idrata, si libra sospinta dal maestrale, si deposita: come tutto e come tutti.

Frugo nelle tasche della giacca e trovo uno scontrino del bar, una caramella mezzo sciolta, un pacchetto di cartine. Polvere e pelucchi. Parole non ce ne sono. Neppure nei calzini.

Non ho nulla di concreto da dire.

clave nelle gengive

“…gli italiani son felici

quando fanno sacrifici

gli italiani son contenti

se gli tagli gli alimenti…”

 

questo era un brano di 25 anni fa, ve lo ricordate?

ve li ricordate quei burloni degli Skiantos o siete completamente imboniti dalla fulgente schiera di giovani apicella che percorrono coi loro suv le nostre desolate lande?

dai dai, una vagonata di luoghi comuni, suvvia, che ci tocca a tutti, da qualche parte, una mangiatoia, magari una scorciatoia, una faccia da troia, che noia!

agli itagliani gira il cazzo

se si fan ogni giorno il mazzo

mentre schiere di gaudenti

con le cere strafottenti

qui si godon gran sollazzo

ben protetti dal palazzo

all’itaglia giran le balle

se cementifichi una valle!

 

beh, visto che tiziano ferro c’è già, chiamatemi pure mario ghisa o giovanni vanadio

ah già, la ghisa è una lega… non c’entra nulla nel (s)ragionamento…

claudio cesio suona bene?

magari 137?