La mia terra è probabilmente il più bel posto del mondo…
(vabbé, l'imparzialità è il mio forte..)
Però è ripida, scabra, rocciosa.
Ed è il posto più piovoso del mondo.
Così ogni anno, come dicono i vecchi, piscia un cane e noi siamo col culo a bagno.
Guardiamo cosa è accaduto a Monterosso e zone limitrofe: tutto spazzato via, negozi sventrati, non un solo esercizio commerciale rimasto integro: l'ariete di fango, irrobustito da massi, auto lanciate a bomba e tronchi sradicati lungo la via, si è fatto strada forando da un lato all'altro gli edifici, trascinando via ogni cosa contenuta in essi.
Ha fatto piazza pulita.
Morti e dispersi, come una spada di damocle, oggi a te e domani magari a me.
E poi verranno le analisi strutturali: ci sarà l'agibilità o toccherà buttar giù e riedificare?
E poi qualcuno dirà: ma è piovuto in un pomeriggio quanto piove in media in un mese, ste cose qui non si possono prevedere (così portiamo via il belino prima e magari salviamo qualcosa)?
E qualcun altro dirà: ma i corsi d'acqua sono giungle, come mai nessuno li pulisce, che poi gli alberi una volta sradicati diventano proiettili?
Oppure: ma quel palazzo lì costruito proprio sul greto, son io che son scemo o fa proprio da diga?
E poi ognuno dirà la sua.
E i soldi per lenire la catastrofe, di questi tempi, si vedranno?
Oggi sentivo La Russa: manderemo altri militari!! ok i militari mandali pure, per carità, fanno un enorme lavoro. Però poi fuori dalle balle anche te e tutti quanti che ci siam rotti i belino di vedervi, manica di scellerati, che già ci girano di nostro, a veder le vostre facce girano il doppio.
(non c'è cosa che faccia incazzare le popolazioni alluvionate quanto le visite del politico di turno, in abito scuro, perché di promesse ne han piene le tasche)
A me spiace essere proprio oggi ancora così acciaccato.
Vorrei dare una mano.
C'è bisogno.
quanto ci mancherai
Quanto ci mancherai.
Col tuo stile aggressivo e grezzo, da pilota d'altri tempi, sempre pronto alla battaglia corpo a corpo, sempre pronto per una battuta, ma anche nel parlare sul muso a chi ti provoca, senza tanti giri di parole.
Alto e prestante, con quel sorriso da bimbo e quella massa anarchica di capelli ingovernabili.
A me non garba questa nuova generazione di piloti-divi, di piloti-robot.
Pronti a sboronare quando vincono e ad additarti quando sei troppo spericolato, considerandoti un elemento pericoloso per la motoGP
Ho amato quelli come Schwantz, molti anni fa, poi Fogarty, Bayliss, Haga, tutta gente che parlava poco e dava manate al gas. Come Carlos Checa che alla soglia dei quarant'anni si è permesso di sbaragliare gli avversari, fornendo una lezione di forza, educazione, umanità.
In questi giorni sono a casa, in mutua, acciaccato dopo un incidente in moto nel quale ho rischiato davvero la buccia.
Rivedo le sequenze in tv, i tuoi ultimi istanti, rivedo le ruote dell'autoarticolato che stava per tritarmi, a un metro dal naso, la mia moto distrutta in mezzo alla strada col carter motore spaccato, rivedo immagini di trent'anni fa, quelle dell'incidente in cui morì Gilles, mio idolo adolescenziale.
E mi chiedo: ma chi ce lo fa fare? perchè non andiamo tutti a piedi? mandiamo a fare in culo le assicurazioni, i vigili per i quali sei un criminale a prescindere in quanto hai 2 ruote sotto il culo, i camionisti distratti che ti tagliano la strada e poi ti dicono – non ti ho mica visto.
Che si fottano tutti.
Ci mancherai tanto, Sic, ti abbiamo voluto tanto bene.
per non dimenticare mai mai mai mai mai
Si possono falciare duemila persone con una raffica di mitra?
Certo che si può. La storia ce lo insegna.
E con qualche milione di metri cubi d'acqua, si può fare?
Certo, è ancora più facile, se ci sono gli interessi "giusti" e le persone "giuste" al posto "giusto" e nel momento "giusto"…
Chi ha pagato per tutto ciò? I responsabili della catastrofe ampiamente annunciata e ad arte sottaciuta? Naaah…
La povera gente, ha pagato.
L'altra sera ero inchiodato alla televisione, come in quel nove ottobre 1997.
Il Vajont non si può e non si deve dimenticare. Deve rimanere stampato nel cuore di tutti.
Noi che all'epoca eravamo lì lì per nascere e guarda che cazzo di bel mondo di merda.
discorsi tra di noi
…questo stato attuale delle cose è una catastrofe: siamo rimasti troppo pochi a remare e tra l'altro remiamo con foga solo quando ci vengono a grattare il culo e a ledere i diritti.
Non capendo o fingendo di non capire che i nostri diritti sono sotto i piedi da troppo tempo.
Ci hanno disunito ad arte, o più propriamente ci siamo fatti disunire, persi da almeno dieci anni a litigarci briciole col coltello tra i denti, guidati da sindacalisti a tratti presenti e in prima fila (quando c'è da serrare il cancello a porco ormai fuggito) ma più spesso piallati su posizioni simil-datoriali.
Quando anche noi ci lasceremo morire d'inedia, sarà tutto finito e ci toccherà andar via dal posto in cui siamo nati, per continuare a campare.
Se mi giudicate catastrofista, allora non vi guardate bene in giro.
Ma dov'è la sinistra della galassia, al di là di un'accozzaglia di gente che enuncia frasi vuote (ma ad effetto) allo scopo malcelato di sedere su un cadreghino, alla fine…
Ditemi dov'è.
(io parlo per mia esperienza, finché potrò parlare, tra non molto, vedrete, non ci sarà concesso nemmeno quello)
SOLIDARIETA' AGLI OPERAI FINCANTIERI SESTRI NON DEVE CHIUDERE!
orfani dei cieli
(…hanno rimosso il video… cmq era "orfani dei cieli" dall'ultimo album di Giorgio Canali e rossofuoco e io per protesta metto qui tutto il testo completo, perchè è davvero degno di nota…)
prendete tutti i cornflakes che i vostri figli immergono nel latte a colazione.
meglio quelli al cioccolato.
spargeteli in giardino, su un'aiuola terrosa e priva di vegetazione.
bravi, così..
ora calzate scarpette da trekking e passeggiatevi sopra, ad occhi chiusi, immaginando uno sfondo nero, l'odore di zolfo nel naso.
questa è la sensazione del camminare sulla superficie vulcanica dell'Etna, fatta di piccole pietre cave e leggere che si sbriciolano scrocchiando sotto il peso.
del vulcano mi rimane questa bellissima sensazione.
essere in un universo nero, su un terreno che fuma, circondato da vecchi coni a ricordo di antiche e devastanti colate.
insieme a quella, assai meno confortante, del capogiro d'altitudine, passando in un'ora dal livello del mare a tremila metri.
del fiato corto.
della gente vestita come Amundsen, mischiata a quella in braghe corte e canottiera.
le mille curve ben asfaltate da fare in auto sognando la moto.
quel luogo mi manca.

solosopra
A volte mi prende come una sensazione strampalata di essere al di sopra del mondo, da solo, e poter vedere tutto sotto di me, come a volo d'uccello.
O salire più in alto possibile per abbracciare la vastità massima concessa al mio campo visivo.
E' sempre stato così, nelle mie foto posano rare persone, perché meno gente vedo e meglio è, in compenso chilometri di roccia ed acqua, scure campiture di boscaglie impervie, tappeti di abitazioni, anch'esse fatte di acqua, pietra e legno, chè il cemento tedia lo sguardo.
Patisco invece i cunicoli, mi soffocano, angustia la mancanza d'aria.
Poi a volte la vita smentisce parzialmente gli intenti.
Mica si può essere sempre potenti volatori dall'occhio di lince, osservare tutto e spaccare il capello con scientifica precisione.
Ci sono trincee nella terra, i contorni si fanno labili, i tratti sfocati e ti rendi conto di vivere da lombrico solo quando ormai ci sei abituato.
Ma oggi facciamo basta: in perfetta solitudine, su una roccia dietro cui cade il sole, questo è davvero il massimo godere. E se il mondo sottostante puzza, pazienza.
Lo puliremo, domani.
una parentesi

conosco un ragazzo un po' cresciuto che sa riparare ogni tipo di moto.
le smonta fino alla singola vite, sostituisce i pezzi usurati, rivernicia quelli divorati dalla ruggine, poi li dispone sul suo bancone da lavoro lustro come un tavolo di sala operatoria, in modo da non perdere troppo tempo durante la fase di rimontaggio.
tempo fa, quando avevo ancora la Kawasaki, sono andato da lui a far modificare la sospensione anteriore che secondo me era poco rigida.
lui fa i suoi esperimenti e le opportune regolazioni e la sera mi chiama:
– la moto non saltella più, l'ho provata sui curvoni autostradali a centocinquanta e la guidi con una mano…
(e c'è da crederci, tra l'altro)
l'indomani vado a ritirarla e la trovo lucida come appena uscita dal concessionario.
eppure l'avevo lavata da poco…
– le moto non sono pezzi di ferro, hanno un'anima, non basta lavarle ma vanno accuratamente mantenute. quando faccio un lavoro, qualcosa mi vieta di riconsegnare il mezzo sporco e quindi lucido e lubrifico tutto quel che vedo…
questo fenomeno della tecnica oggi vive un momento difficile, allora volevo dedicargli questo breve scritto, anche se lui non apre nemmeno il PC (e se lo apre va sui siti motoristici). però scrivo sempre ciò che mi viene in mente ed in questi giorni penso spesso a lui. in bocca al lupo.
e cmq la mia Triumph in controluce non è mica male..
c’è

c'è un luogo in cui la risacca lenta forma vermicelli di sabbia, che la bassa marea risparmia ed il sole rovente secca in piccoli grumi, quasi all'istante.
cammini ed il tuo piede rovina la creazione, ti sdrai e la forma del tuo corpo stupra questo potente bassorilievo.
prosegui per centinaia di metri, ciondolando le gambe, i talloni che affondano ad ogni passo. al ritorno qualcuno ha rimesso già tutto a posto e non esiste più traccia del tuo scorrere.
solo un relitto di barca naufragata, adagiato contro la bianca parete verticale che occlude la vista, testimonia l'uomo sconfitto, per una volta, da una forza con la quale ogni giorno deve misurarsi con cautela.
tutto intorno è bene, a perdita d'occhio.
il male sembra non esistere, all'interno di questo spazio perfetto, limitate a nord dall'imponente roccia tutte le brutture di terraferma.
ed anch'io sono felice, di quella contentezza da bambino, che colma le ossa umide.
(..ma, per favore, qualcuno abbatta lo scheletro in cemento armato piantato proprio in spiaggia a qualche chilometro di distanza..)
e grattare
..e grattare sempre nelle medesime tasche.
come progredire?
grattando sempre nelle medesime tasche.
vacillando sicurezze effimere.
come sfangarla, quando l'indole del porcospino non basta più.
(..corazzati fuori e candidi dentro, con la pancia rosea ed appetitosa..)
quando nemmeno le più stolte rassicurazioni, nemmeno quelle, ci vengono date.
– sacrificatevi, compagni amici e camerati.
fate sacrificio, con una mano sulla coscienza!
dice quell'altra mano, quella d'acciaio che ci stringe i coglioni, giorno dopo giorno.
prova a mangiare col laccio al collo, provaci, maifrènd
poi mi dirai la colite e la digestione lenta.
prova a far finta che tutto scorre per il giusto verso.
l'esercito dei possibilisti si assottiglia.
chi si sgomenta, chi si contenta, a chi viene una rabbia violenta.
e allora riprendi a sparare, spara.
anche una sola parola
comprensibile.
E' ora?