Avevi un grosso cane.
Credo un mastino napoletano.
Un cucciolo di mastino, un'affettuosa bestiola.
Giravi sempre con lui appresso.
Era quel tempo in cui, nei vicoli, ci si conosceva tutti almeno di vista.
Poi cambiano le generazioni, adesso vado giù alle Erbe di sera per comprare il tabacco e non conosco più un belin di nessuno.
Una sera, sarà stato il 93, eravamo seduti al Moretti, io, Carmelo e la Marina, a parlar di massimi sistemi.
Tu eri al tavolino a fianco.
Marina, che è animalista fin dalla culla, guarda il cane.
Io e Carmelo andiamo al bancone, nell'altra sala, a prendere un'altra bottiglia di bonarda.
Quando torniamo lei non c'è più, è in strada ad aspettarci, trafelatissima.
– belin che succede…- le domando.
– quello lì i ha detto se mi guardi ancora un po' il cane, ti ammazzo.
– ora traso e ci dunu na zampata ntukulu a quell'omm'è'mmerda…- fa Carmelo visibilmente alterato.
Poi lo convinciamo a stare calmo e ci beviamo il vino fuori, appoggiati al muro, riprendendo il discorso da dove eravamo rimasti.
Rivederti oggi, che parli a stento e cammini col bastone, fa molta tristezza.
Mentre Zamboni e la Baraldi suonano sul palco i vecchi brani dei CCCP, quelli dei nostri vent'anni.
Poi, su Emilia Paranoica, viene uno scroscio di pioggia e tutti via di corsa.
Vado spedito a casa, con passo da maratoneta, senza guardare niente.
Ultimamente sto meglio a casa che fuori.
Fuori c'è un mondo strano.
i canti di castelvecchio
maggio 2007

luglio 2011

La storia è ciclica
il paese della vergogna
il paese delle stragi senza colpevoli.
il paese dei sorrisi patinati, prima sfavillanti, ora tirati.
delle rassicurazioni prive di senso, ad uso e consumo di una massa di inetti.
che alla fine tanto inetta non è:
i fantasmi sulle corriere hanno una parte da cui stare.
è la parte "sbagliata" ma è quella lì.
(e i fratelli Severini, l'altra sera, come sempre hanno dato il bianco)
scostare ogni tanto la merda che impalla il cervello.
…basta vivere appena…
L'altro giorno tiravo l'imbrunire di una calda giornata su una spiaggia ormai semideserta.
Ero stravaccato sul lettino, dopo una lunga nuotata, guardavo il cielo fermo, il mare piatto e i passeri che giungevano ad un centimetro dagli asciugamani a beccare briciole.
Vicino a me un padre con la tipica abbronzatura del muratore, nero il viso, le braccia e le gambe, latteo il resto, giocava con il figlio neonato. Lo trascinava sulla sabbia dolcemente, lo faceva volare come un aeroplano, gli faceva fare piccole capriole.
Un padre che si spacca di lavoro in cantiere tutta la settimana e nel week-end si gode il figlioletto.
C'era una strana sensazione, come di unione viscerale, tra i due che giocavano da almeno un'ora, senza tenere in minima considerazione il mondo esterno.
Il bimbo rideva di gusto, ma era una risata "adulta", consapevole.
Inforcando gli occhiali, ho notato che in realtà la testa era quella di un bambino di un paio d'anni, capelli rasati, un bel sorriso con dentatura ormai completa ed uno sguardo vivace e intelligente. E i muscoli del collo molto sviluppati, quasi fosse proprio il capo il vero strumento di comunicazione del piccolo.
Con esso cercava e si strofinava sul torace muscoloso del padre, di quei muscoli che non si fanno in palestra, che non temono nulla. Si lasciava cullare da quelle braccia scure e tatuate.
Il resto del corpo aveva, non saprei dire per quale motivo, subito un deficit di crescita e gli arti faticavano ad articolare movimenti corretti, pur non essendo inerti.
Ho chiuso il lettino e me ne sono andato a casa, col sole ormai calante, lasciandoli lì a giocare, persi nel loro microcosmo.
Vorrei dedicare questa immagine, drammatica e bellissima allo stesso tempo, a tutte le merde che percorrono indebitamente le strade di questi luoghi. Quelli che sgomitano per una vita omnicomforts, che se una cosa gira storta di un millimetro cadono in depressione o danno in escandescenza, pronti a fare inutili danni.
Quelli che se un bambino non è perfettamente omologato, è mongolo a prescindere.
Loro sono quelli da sopprimere.
A noi, invece, basta vivere appena.
addio e benvenuta
…addio, infaticabile…

…e benvenuta, poderosa…

referendum2011
sono affetto da orsismo, probabilmente una forma grave, ma una cosa volevo dire.
premesso che a chi ci governa dell'acqua e dell'atomo importa zero, al netto di ipotizzabili futuri scenari economico/industrial/lucrativi, ma il quesito importante è quell'altro….
sul nucleare mi sono sforzato di ascoltare tutte le campane, trovando saltuariamente plausibili anche alcune tesi nucleariste.
noi bruciamo comburenti, nelle città le polveri sottili e i livelli di CO2 ci ammazzano come mosche.
sforzandomi di ascoltare ed analizzare le varie istanze, il mio status di antinuclearista convinto non è venuto a decadere, ma ha mostrato un qualche spiraglio.
ma riflettiamo su una cosa:
noi vediamo, ad esempio, come il processo di smaltimento dei rifiuti sia sempre più in mano ad organizzazioni di stampo mafioso, che lo gestiscono a loro esclusivo beneficio, facendosi ben pochi scrupoli.
vediamo la velocità fulminea nella loro modalità d'infiltrarsi in qualunque progetto abbia ipotesi di lucro.
ve la immaginate una centrale atomica di ultima generazione gestita da tali poteri? una bomba? qualcosa di più? e noi non lo sapremo mai, essendo già chi ci governa il primo a smentire categoricamente tali scenari.
il fatto è che, anche fosse giusto e sicuro, noi non siamo pronti per il nucleare né lo saremo mai.
quindi voto sì.
baci.
ora d’aria

come i pupazzi:
una lavatrice all'anno
poi 24 ore di sole
e siamo già contenti….
fuckin’ cartoons/2: atom heart mukka.

Domenica siamo stati in visita alla fattoria dello zio Giovanni.
Abbiamo portato due amichetti del quartiere, Maicol e Steven, che di solito stanno tutto il giorno attaccati alla pleistescion o a fissare la tv e non escono mai, infatti hanno la pelle traslucida come tritoni albini.
Subito uno dei due fa, inorridito:
– cosa sono quei cosi verdi che saltano dal prato? sono appiccicosi come gli skifidol?
– sono cavallette, Maicol, se eviti di schiacciarle il cosmo è anche più contento.
– e cos'è il cosmo? fa lui, col piglio di Crozza che imita Zichichi.
In mezzo al grande prato troneggia Guendalina, una tonnellata di carne pezzata, grossa come un fiat doblò.
Nel recinto vicino alla casa decine di pollastri beccano granaglie sparse al suolo.
Steven mi guarda e fa: che strana quella mucca, è enorme.. credevo ci fosse meno differenza tra mucche, uomini e polli…
– perché tu ti imbottisci di cartoni, ragazzo: lì le mucche sono liofilizzate!!
– può essere, però almeno parlano….
fuckin’ cartoons/1: Stronzbob

L'altro giorno eravamo a Locùlo con le chiappe ammollo e Attila mi fa:
– Papà, non riesco a tenere gli occhi aperti sottacqua come Spongebob.
– Ma caro, lui è una spugna, è abituato a stare sott'acqua….
– Già, infatti io ho provato, ma non riesco a piangere sott'acqua come fa lui, che invece piange di continuo e si vedono schizzare i lacrimoni….
– Infatti, è impossibile piangere sott'acqua. O, almeno, è un evento di cui non rimarrebbe traccia in quanto i due liquidi di analoga composizione solverebbero l'uno nell'altro istantaneamente. Aggiungrei che le spugne non hanno occhi, manine e piedini e non portano neppure uno stronzissimo cappellino con l'ancora disegnata.
– Quindi noi ci laviamo la schiena con un discendente di Spongebob?
– No, ne utilizziamo una riproduzione sintetica: perchè rompere le palle ad un organismo innocuo, che se ne sta tranquillamente abbarbicato al fondale marino?
– Certo papà che tu sei strano un casino…
– E tu, che guardi un'ora al giorno la programmazione di Berluscooing, in deroga al mio editto del 26-4-2009, ti credi normale????
barack osama
C'era una volta, in una frazione di Busalla, una caserma di campagna.
Il maresciallo che la dirigeva, tale Parodi, era appassionato di piantine legali e nell'orticello esterno, vicino al parcheggio della camionetta, metteva ogni anno le patate.
Un giorno, mentre si appresta a rancare i succosi tuberi, gli capita di sollevare il terreno con la zappa e non trovare nulla sotto: una talpa voracissima se li stava divorando tutti.
Allora il maresciallo incarica il suo appuntato, il solerte Porcu, di scovare ed eliminare la talpa.
Il sottoposto si mette al lavoro e, tra mille difficoltà, riesce a catturarla.
(la faccio breve, la barza durava circa mezzora)
– allora, appuntato, è riuscito a prendere la talpa?
– sissiggnnore!
– mi mostri il cadavere..
– marescià, è che non l'ho uccisa subito, ero troppo incazzato ed ho deciso di torturarla per renderle una morte lenta ed atroce.
– e cos'ha fatto, mi dica…
– l'ho sepolta viva!
Creano una volta due tipi piuttosto abbronzati, di cui uno aveva la barba e l'altro no e i cui nomi differivano solo per una consonante.
Un giorno gli emissari dell'uno ammazzarono l'altro.
Ci fu un gran casino.
Enormi folle urlarono lungo tutto il globo terracqueo.
Attendevamo il momento splatter dell'esposizione pubblica del corpo sbudellato, crivellato di colpi e col cuore trafitto da un paletto di frassino.
Invece gnente foto, gnente laghi di sangue e gnente di gnente.
– L'abbiamo sepolto in mare – hanno tuonato solennemente gli ammerikani
e noi, che siamo come i polli in gabbia di quel famoso videoclip degli Afterhours, abbiamo detto: belin, in mare, e come mai? c'hanno migliaia di km di sabbia, fai un buco e lo imbelini giù…. Mah, sarà un'usanza Wahabita…
Però pensateci bene:
Avessero detto:- lo abbiamo arso nella neve?
Oppure: – lo abbiamo affogato esponendolo alla tramontana??
Non era uguale?
E se avesse fatto come la talpa di Busalla?